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L'avvocato è caduto nella rete

 

Le recenti e rilevanti  novità,  intervenute con il parere n. 1164 del Consiglio di Stato dello scorso marzo  e la successiva  modica dell’art. 35 del codice deontologico ad opera del Consiglio Nazionale Forense in tema  di  comunicazione e promozione on line,  hanno dato avvio ad un epocale cambiamento di rotta: anche  l’avvocato è oggi autorizzato ad impiegare, pur nel rispetto  di alcuni fondamentali principi, tutte le dinamiche di libera concorrenza via web,  con il superamento  dei tradizionali modelli di informazione e pubblicità del passato.     

La categoria forense italiana - complice anche la direttiva  2000/31/CE su “E-Commerce”, che promuove una nuova concezione europea della professione intellettuale, ritenuta sempre più inclusa al concetto di impresa -   può, dunque,  ufficialmente promuovere e comunicare  la propria attività secondo le comuni leggi del mercato  e quindi anche attraverso tutti gli strumenti offerti dalla rete quali piattaforme, network e social.

Detta facoltà  rimane condizionata, però,  al pieno rispetto dei  principi cardine della professione forense  quali:  veridicità e correttezza dell’informazione, indipendenza, competenza, lealtà, riserbo e segretezza, onorabilità,  dignità e  decoro  professionale. 

Ma cosa sta accadendo in Italia dopo il via alla promozione forense on line?

E come si armonizza  questa nuova visione liberista della professione con il divieto dell’accaparramento della  clientela a cui l’avvocato è sempre stato ed ancora oggi è  tenuto (art. 37 Codice Deontologico Forense)?  

A distanza di soli pochi mesi, siamo già in grado di registrare alcuni sostanziali cambiamenti e novità in tema di comunicazione,  web marketing,  consulenza legale on line e non mancano le sorprese, ancora  poco note, in cui  l’internauta rischia di imbattersi.

La sfida è  stata, infatti,  velocemente raccolta e stanno proliferando, alla velocità della luce,  piattaforme generaliste che fungono da vetrina per inserzionisti dalla tipologia più svariata e trasversale. 

Se l’avvocato è caduto nella rete diventa importante rappresentare  al consumatore (potenziale acquirente del servizio legale) quali siano i pericoli e i rischi quando naviga alla ricerca di un professionista da cui farsi assistere, posto che  molte delle iniziative di marketing  già presenti on line risultano talvolta del tutto disdicevoli per l’intera  categoria ed  anche pericolosamente ingannevoli per il pubblico fruitore. 

In relazione ad alcuni siti, che potremmo definire genericamente “collettori di offerta ”  già attivi  è bene tenere presente alcuni fondamentali considerazioni:

-  quasi sempre non esiste alcuna selezione o filtro d’ingresso, né alcun controllo sulle dichiarazioni rese in merito alla professionalità offerta  e all’esperienza maturata e, aspetto ancor più grave, nessun controllo sulla competenza specialistica  della materia giuridica per la quale si offre l’esperto;

- la promozione risulta prima facie anonima e quindi non consente di orientare il bisogno di assistenza verso il “target” di studio  adeguato né per la qualità della prestazione ma neppure per il numero di componenti nè per effettiva ubicazione, aspetti questi talvolta determinanti per il cliente e per la prestazione stessa;

-  non esiste la possibilità di verificare l’iscrizione all’albo di appartenenza (geolocalizzaizone), la qualifica e gli anni di esperienza (praticanti, praticanti abilitati, avvocati, cassazionisti) e la totale spersonalizzazione è amplificata  dall’indicazione di  “numeri verdi” - modello  call center  - dietro cui potrebbe celarsi qualunque tipo di organizzazione anche ben lontana dal mondo forense, impostata solo per  svolgere (a pagamento, si badi)  un mero servizio di smistamento mandati;

 -  in linea teorica  dietro questo genere di  vetrine on line  potrebbe celarsi anche un professionista inserzionista alquanto diverso da ciò che ci si aspetta:  un neo laureato inesperto o un avvocato sospeso, una figura  paralegal, impossibilitati, per ovvi motivi, a promuoversi alla clientela direttamente potremmo dire “mettendoci la faccia”; 

- quasi sempre dette vetrine virtuali  sono corredate, in via cautelativa, da preventive e ben precise clausole di manleva di responsabilità sulla veridicità dei contenuti  pubblicati e/o ai rischi di re-indirizzamento, manleve espresse in calce al sito con link scritti  a caratteri  piccolissimi (equiparabili, di fatto, alle clausolette dei  contratti prestampati pubblicati unilateralmente), con cui il gestore della piattaforma generalista si tutela da eventuali danni e pregiudizi in cui dovessero incorrere gli incauti internauti;

- non è possibile valutare eventuali incompatibilità di incarico, ben potendo l’interlocutore professionista-inserzionista  essere legato insospettabilmente con  pregresso  mandato a  clienti con interessi opposti a quelli per cui si richiede tutela; 

- la comunicazione con queste piattaforme  avviene solitamente compilando un format con cui si richiede di declinare generalità, indirizzo, recapiti  e una formulazione del quesito per  cui vuole assistenza, esponendo così l’utente gravi rischi in tema di privacy,  essendo di fatto richiesto  al potenziale Cliente di lanciare nel vuoto vicende private, spesso delicate e costellate quasi sempre di dati sensibili, nella totale incertezza  dell’effettivo referente e della sua  l’affidabilità anche in ordine alla sorte e all’utilizzo futuro di tali personali informazioni lanciate in rete; 

- da ultimo, la presentazione dell’offerta della prestazione legale sul menù a tendina in sequenza  alla riparazione dell’avvolgibile (avvocato -  avvolgibile),se da un lato comporta la totale spersonalizzazione della prestazione (qui mera comodity  e non capacità intellettuale),  integra  senz’altro una manifesta collisione con i valori  della dignità e del decoro della professione di avvocato.    

In sintesi,  si può concludere dicendo  che la facoltà di fruire della rete per promuovere la professione legale di fatto  costituisce, senza dubbio, l’opportunità per la categoria forense di disancorarsi da uno scoglio di regole che erano ormai distanti dalle attuali dinamiche socio-culturali, ma dobbiamo per il momento  rapportarci all’insieme della casistica oggi presente in rete con un certa diffidenza. 

In attesa di un definitivo assetto della materia, auspicabilmente a livello europeo, il fruitore-consumatore non  potrà prescindere neppure oggi, quindi, da un comportamento attivo, fatto di verifiche comparative sia virtuali che reali presso la propria rete di conoscenze,  di approfondimenti sul sito di riferimento del professionista che si è prescelto, di eventuali controlli presso il consiglio dell’ordine di appartenenza, tenuto per legge ad informare della presenza o meno del professionista nel proprio Albo e gli anni di esperienza maturati dallo stesso.

Per non incorrere in spiacevoli conseguenze, è  quindi consigliabile consultare sempre con spirito critico  queste prime piattaforme generaliste e approfondire di volta in volta le informazioni sulla figura  professionale individuata,  attraverso una puntuale indagine che riesca a superare la barriera dell’anonimato e della spersonalizzazione del servizio legale offerto.


Avv. Rita Eva Cresci




 

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